"il vento del sapere rinfresca, rinnova, porta potere,
informazione porta scelta. Scelta porta conflitto,
conflitto porta crescita,
crescita porta gratificazione
e la forza di contenere un figlio.

Ogni vera conoscenza viene dal cuore."

L. Da Vinci
Primo Piano
La nascita di Iole

 

 

 

Iole è arrivata alla vita alle 5.40 di una calda mattina d’estate, in una casa di campagna tra le montagne della Gola della Rossa di Frasassi...

A proteggerci c’era appoggiato alla finestra che guardava infuori,  un disegno fatto dal papà  di una donna con il suo pancione e dentro un cuoricino rosso.

Una mamma giovanissima,

silenziosa (per non svegliare la bimba che nell’altra stanza dormiva..) ondeggiava.

Completamente assorta e serena.

Una mamma che qualche giorno prima, non riusciva a trattenere le lacrime per quella paura che prima o poi a tutte arriva. Paura di non essere all’altezza, paura di sbagliare, paura per la prima bimba e per come avrebbe reagito all’arrivo della sorellina …. PAURA.

 

Le onde sempre più diventano padrone e questa giovane mamma si lascia andare a loro..

Si rompono le acque e Iole inizia a scendere..ecco si vede la testa..

La mamma ride, e stringe sempre di più le mani dell’uomo che mai l’ha lasciata sola..

Iole è tra noi!

 

“Non ci credevo, sei tu..ci sei…non ci credevo”….Iole in qualche modo risponde alla sua mamma e le dice che tutto è andato bene.

La sorellina che nell’altra stanza faceva sogni tranquilli, all’arrivo di Iole si sveglia…

 

Ed ora eccoli davanti ai nostri occhi lucidi … in 4 sul lettone!

  

                                                                                                                                          Giorgia

 

 
 
La nascita di Matilde

Non erano passate nemmeno due ore da quando ci eravamo viste..ero a cena ed il telefono mi fece fare un gran salto, perché una vocina dentro già mi diceva che non sarebbe stata una sera come le altre.

Ed infatti era Lei.

Le acque! Le acque se ne stavano andando … e le onde stavano arrivando!

Tutto era pronto, non rimaneva che salutare Albe che con occhi pieni di luce mi ha baciata e....

via che si parte!

Un piccolo viaggio in macchina in mezzo a una vera tempesta di vento e pioggia, un cielo scuro senza luna e senza stelle , solo immensi nuvoloni trasportati dal vento.

 

Ed eccoci arrivare sotto il portone di casa, come sempre cariche di valigie, emozionate, felici saliamo le scale fino al penultimo piano e siamo accolte con “Eccole le Giorgie!”

Le candele, la musica, l’incenso e tanto amore.

Era ancora molto presto, lei ci guardava con occhi vispi come per dire

“Se questo è il travaglio, niente paura..”  

..Eravamo solo all’inizio, come si suol dire nella fase preparatoria..quando tutto tace,  quando il corpo, la mente, il cuore si preparano in silenzio e con delicatezza ad accogliere la Vita.

Siamo rimaste in quella casa per ore ed ore, tra il divano, la cucina, il terrazzo … serene che tutto stava procedendo bene.

Dopo un sonnellino per ricaricare l’energia è la voce di Lui che ci richiama all’ordine, la mamma era pronta a lasciare la sua bimba..e così è stato.

E’ scomparso  il tempo, i pensieri, la stanchezza … come fossimo avvolti insieme in un’unica onda, in tante onde, che ci hanno fatto muovere, respirare, cantare  all’unisono.

  

Di questa mamma ricorderò le dolci mani che mi accarezzavano il viso nelle onde più forti…

La mano che portava la mia nel ventre che per tanto tempo aveva accolto..

Gli occhi spalancati che non hanno mai perso i miei nelle spinte verso la luce..

E quel babbo che non ha mai smesso di piangere, sorpreso..e travolto dalla forza della donna che le stava accanto.

Matilde è nata il 2 marzo alle 20.55, a casa..con Mamma, Papà e le Giorgie.

Matilde è stata avvolta tra le  loro braccia e con gli occhioni aperti non ha smesso un istante di guardarli.  

Una volta scoperta e conosciuta la tetta ha iniziato a prendere da lei ciò tutto ciò che le serviva!

 
 
 
Assistenza al parto a domicilio

 

Per vivere la nascita in un ambiente intimo,  protetto

e renderla una meravigliosa esperienza di vita.

 

Assisto ai parti in casa in collaborazione con altre due ostetriche libere professioniste della regione Marche:

Giorgia Giacomini (Senigallia) 328 3570312

Ilaria Marcuzzi (Fano) 333 3241571

Lavoriamo applicando la legge regionale 27 luglio 1998, n° 22 (diritti della partoriente e del nuovo nato) che permette di accedere al rimborso di 1.200 euro per il parto a domicilio.

Invitiamo tutte le donne a contattarci per informazioni, per fugare dubbi, incertezze e paure riguardo la nascita.

 
 
La nascita di Dino...il perchè della scelta di "ostetrica a domicilio"

 

 

Da giorni aspettavo quel suono, portavo sempre con me il telefono, in trepida attesa che la chiamata arrivasse per dirmi che il momento era arrivato.

Era notte, una notte insolita, una notte in cui con fatica ero riuscita ad addormentarmi.

Al primo squillo ero già in piedi, pronta.

Emozionata, piena d'adrenalina...nella mente i pensieri scorrevano veloci, mentre in quella piccola ma super carica macchina compivamo il breve viaggio che ci portava da loro.

Loro che ci stavano aspettando.

Arrivate, borsa in mano..ripercorro con la mente le indicazioni datemi per arrivare direttamente da lei.

Nella casa un odore di legna, di fuoco, di fatica...

Fuori una giornata d'estate ma fredda, una giornata di pioggia, le finestre socchiuse e poca era la luce ad illuminare il corridoio.

Salgo le scale, sfioro le pareti del muro che mi conducono nel luogo incantato, perché si  un luogo incantato appare ai miei occhi.

Entro nella stanza guidata dai suoni di lei, ed eccola sdraiata nel suo letto, avvolta dall'odore delle sue coperte, completamente nuda, ma calda.

Non apre nemmeno gli occhi, sente, sa che siamo arrivate.

Mi chino a terra di fianco al letto e le prendo la mano.

La osservo, ascolto il suo respiro, la scopro leggermente, lei mi lascia fare, ed appoggio una mano sulla pancia.

Sento le onde, le famose onde, e sento lui, il cucciolo che si muove.

Sembra sveglio, pieno d'energia, sembra dire: "La mamma si riposa, io sono pronto".

Di nuovo i miei occhi, le orecchie tornano su lei, lei che in silenzio è completamente assorta, concentrata, abbandonata, pronta ad aprirsi a lui.

È calda, perché l'arrivo delle contrazioni, quelle più intense, hanno stimolato il fiume d'ormoni che l'aiuteranno a spingere il suo bambino verso la luce, le daranno la forza per il dolore.

Più il ritmo si intensifica infatti, più alto sarà il livello degli ormoni, la compensazione.

Mi accerto che il bimbo stia bene, visito la mamma e so che è quasi ora.

Le lascio ancora il tempo per sé, per rimanere nel mondo incantato, per raccogliere le forze.

Intanto la mia collega prepara tutto l'occorrente, la piscina gonfiabile...perché lei ha scelto l'acqua.

Io rimango ferma lì e la osservo.

Sento avvicinarsi, sempre più pesanti i passi di lui: silenzioso ma vigile.

Ha capito che ci siamo,che  è quasi il momento, e non riesce a frenare l'euforia, la paura, la felicità.

Sempre più attento mi guarda, studia ogni mia mossa, ogni mio cenno verso la collega, continua a guardare con occhi lucidi che sembrano a tratti fuori dalle orbite.

È pronta, si muove e per la prima volta da quando siamo arrivate apre gli occhi.

È ora in piedi e la vedo in tutta la sua bellezza.

Questa giovane donna che sta per diventare mamma.

Non cerca aiuti, perché tutto ciò di cui necessita è lì accanto a lei, con lei, per lei.

Si dirige nell'altra stanza, anche questa con poca luce, ed al centro la vasca...qualche battuta e poi afferra la mano del compagno e lo invita ad entrare insieme.

Ci sono le candele, c'è la musica scelta da loro....

Li lasciamo soli, perché chiedono di rimanere soli.

Rimaniamo in ascolto, in ascolto del  respiro, dei suoni che a tratti sembrano canti, delle pause tra un'onda e l'altra.

Le pause poi diminuiscono e i suoni diventano piccoli sforzi..entriamo.

Eccola che cambia posizione, eccola che di nuovo apre gli occhi, si inginocchia e afferra con forti mani i bordi della vasca.

Ancora lentamente inizia a spingere, i respiri più profondi...e lui in un angolino della vasca non sa più che fare e ci guarda spaventato.

È lei che torna a richiamarlo, lei che di nuovo afferra la mano di lui e la porta al ventre fino a farla scendere...scendere a toccare quella piccola testa che sempre di più si fa spazio.

Tocca la testa del suo cucciolo, lo chiama, continuamente lo chiama, ci guarda e dice:

" Lo aiuto a capire la strada da compiere".

Ecco che la testa completamente è fuori, accolta e sorretta dalle mani del babbo.

Rimane qualche secondo ancora sotto l'acqua, e poi eccolo, aiutato dalla mamma nell'ultima spinta, in tutta la sua interezza arrivare al mondo.

La collega ostetrica lo prende tra le braccia, io aiuto la mamma a mettersi in una posizione più comoda per accoglierlo.

Ed ora sono in tre, in quella vasca sono in tre.

Il cucciolo non piange, semplicemente annusa la mamma.

Il babbo è assorto ad ammirare "I lunghi piedi e le grandi mani".

Io semplicemente non so come trattenere le lacrime.

 

Noi  in questa casa siamo entrate in punta di piedi, piene di valigie ed occorrente per il parto, noi abbiamo studiato e lavorato tanto per arrivare ad essere ostetriche.

Noi che a volte pensiamo di dover gestire, di dover...noi siamo rimaste incantate a guardare ciò che questo trio ci ha insegnato.

Prima di quel giorno avevo assistito a tante emozionanti nascite, ma nessuna mi ha regalato una tale magia.

 

Da qui la scelta di "ostetrica a domicilio".

Perché questa donna, questo bambino mi hanno insegnato come può essere la nascita.

Sacra sopra ogni cosa.

Questa donna e questo bambino hanno lavorato insieme, guidati da un immenso amore.

 

 

Ina May Gakin dice:

" La nascita è una parte così integrante della vita, così normale, che le scelte che le stanno intorno vengono spesso regalate a casualità.

Tendiamo a uniformarci a ciò che fanno gli altri, supponendo che sia la cosa migliore.

Vivendo in una società tecnologica siamo portati a pensare che la cosa migliore sia sempre quella più costosa. Questo è in genere vero se parliamo di telefoni cellulari, telecamere, auto o computer.

Ma quando si parla di nascita non è necessariamente così."

 

 
 
Portare i piccoli

QUAL'E' IL SIGNIFICATO DEL PORTARE I NOSTRI PICCOLI?

 

 

Portare significa farsi carico del proprio bambino, tenerlo, sostenerlo e muoversi insieme a lui, con lui addosso.  È ascoltare e accettare la sua esigenza di stare a contatto.  

Un ascolto "a tatto", "a pelle" più che a parole, un ascolto profondo della situazione emotiva di sé stesso e dell'altro.

Portare con metodo (con una fascia o un marsupio) è ascoltare la propria esigenza di libertà e movimento con il bambino.

Con il proprio bambino "addosso", al sicuro vicino al proprio corpo, si possono riconquistare spazi propri e godere di una libertà di movimento creduta persa !

Non rinunciare più alle passeggiate nel bosco, al giretto in città, alla metropolitana, all'autobus perché con la carrozzina impraticabili o troppo faticosi, è un passo importante nella nuova vita con il bambino e fa stare bene entrambi.

Portare è ascoltare e rispettare i propri limiti fisici e psichici.  

Attraverso il senso cinestetico il bambino portato, a stretto contatto con chi lo porta, avverte e ascolta lo stato d'animo ed emotivo di chi lo porta e lo esprime, senza filtri.

Un bambino non va mai portato per motivi di ideologia "alternativa", o perché bisogna o perché fa solo bene al bambino o perché sta diventando di moda.

Portare, in modo consapevole ed esplicito, è uno strumento di relazione, che si basa sull'ascolto reciproco (e solo così funziona).

Va impostato e calibrato individualmente per trovare la vicinanza giusta e la distanza necessaria a secondo del momento.

Infine, "portare" ed "essere portati" è un modo per crescere , ovviamente come bambino, ma anche come genitori, per scoprirsi e sperimentarsi nella nuova vita con il bambino.

In questo senso, portare è  trasportare, ma anche portare sé e il bambino avanti, letteralmente e spiritualmente, fare strada insieme.

Una strada che porterà  inevitabilmente ed a suo tempo ad una maggiore sicurezza e autonomia del piccolo e ad una fiducia più radicata dei grandi per lasciarlo andare.

Intuitivamente, molti genitori rispondono al pianto del loro bambino con il contatto, ma nello stesso momento sono insicuri di fare la cosa giusta e si trovano in una situazione di dubbio e ambiguità (un po' ti prendo in braccio ma poi ti metto giù), che non viene capita dal bambino perché non riesce ancora a fare compromessi.

Quante volte abbiamo sentito frasi di questo tipo:  "Il mio bambino vuole sempre stare in braccio !"  " Si addormenta in braccio o al seno e poi, quando lo metto in culla, addormentato, si sveglia e piange.

Appena lo tiro su e lo tengo in braccio si calma e si riaddormenta."

Affermazioni di questo tipo sono molto frequenti tra i genitori. Spesso sono l'espressione di disagio, di enorme fatica di fronte al figlio esigente di contatto.

Questo periodo può durare mesi e rende l'avvio della vita più faticoso soprattutto se non si comprende perchè il proprio bambino è così esigente.

Un neonato che si sente solo (non a contatto) piange per richiamare l'attenzione dei genitori , mentre stare in braccio ed essere in movimento lo rende sereno. 

È importante capire che un neonato che piange quando perde il contatto con i genitori, ha una reazione più che comprensibile, anzi del tutto naturale e biologicamente "corretta", perché  non può sapere che sua mamma c'è ancora anche quando non la sente vicina e può sentirsi effettivamente e seriamente abbandonato.

Con il suo pianto cerca di comunicare il suo disagio e di richiamare l'attenzione verso di sé.

Troppo spesso si sentono,  commenti negativi rispetto a questa disposizione al contatto con il proprio neonato. "Vedi che lo vizi così. Starà sempre attaccato a te."

La grande maggioranza della generazione dei genitori di oggi è stata cresciuta con i termini di non-contatto e di separazione precoce.

Il proprio vissuto di contatto oppure di non-contatto può influire in modo notevole sulla disposizione al contatto con il proprio bambino.

Nonostante queste conoscenze ormai siano teoricamente condivise dal mondo medico e scientifico, il riavvicinamento pratico per favorire le condizioni naturali di contatto tra genitori e figli è molto lento e arduo.

Solo così si spiega, che ci sono ancora molti genitori che alla nascita del loro figlio semplicemente non sanno che lui potrebbe piangere (e 95 % dei bambini lo fa!) , nonostante sia sazio e pulito, per esprimere il bisogno fisiologico primario di stare a contatto con loro e spesso ne rimangono spiazzati.

Nel 1986, Dr. Urs A Hunziker, pediatra svizzero, ha eseguito in Canada con un gruppo di scienziati uno studio molto interessante con il titolo: "Portare riduce il pianto dei bambini nei primi tre mesi ?". 

I ricercatori concludono, che il portare ha la capacità di ridurre notevolmente il pianto dei neonati  e che il non portare nella nostra società potrebbe predisporli invece al pianto e alle coliche.

Il bambino portato, viene "mosso" molto e segue con il suo corpo il ritmo e i movimenti di chi lo porta.

E.Bonnet, pediatra tedesco e medico sportivo descrive così l'effetto del movimento ritmico sul bambino portato:

" Mentre si cammina  e durante il lavoro fisico  i nostri movimenti sono sempre ritmici. Dopo un po' di tempo la frequenza respiratoria, i passi e il battito cardiaco si mettono in armonia , come si è scoperti nelle ricerche della medicina sportiva. Questo rilassa e equilibra il sistema psico vegetativo di chi porta. Il bambino portato lo sente e si rilassa di conseguenza. E poi gli stessi movimenti ritmici lo rilassano e riesce ad addormentarsi e a digerire meglio."

Molti studi effettuati negli ultimi dieci anni soprattutto in ambito della patologia neonatale, provano non solo la caratteristica rasserenante del movimento ritmico sul bambino ma anche i suoi effetti positivi sull'attività cardiaca, respiratoria, intestinale e sul tono muscolare.

Molte cliniche infatti cominciano a sfruttare queste conoscenze e utilizzano per i prematuri nelle incubatrici la "marsupioterapia".

Dall'altro lato il bambino portato sul corpo del genitore ha la possibilità di muoversi attivamente. Spinge con le gambine contro il corpo del genitore o un appiglio  e "sistema" così il suo corpo in una posizione a lui comoda.

Dal primo giorno, nella posizione pancia contro pancia, riesce a gestire da solo le sue mani in una posizione a lui comoda il limite naturale del corpo del suo genitore gli aiuta ad eseguire movimenti "competenti" un po' come faceva quando era in pancia.

Secondo l'esperienza di molti genitori europei, i loro bambini portati sono curiosi, interessati all'ambiente che li circonda e mostrano presto una forte voglia di autonomia.

L'opinione diffusa che portando si crei un legame troppo forte e una dipendenza esagerata e addirittura un bisogno crescente di contatto, non ha trovato alcun riscontro nella realtà.

 

 

MARSUPIO MEI TAI


Il Mei Tai è  un pratico marsupio porta bimbo composto da una parte centrale rettangolare e, in corrispondenza di ogni angolo, sono cucite quattro strisce di stoffa che permettono di legarlo in vita e attorno alle spalle dell'adulto.

Può essere indossato indistintamente da entrambi i genitori in quanto è una taglia unica.

È  fatto in cotone 100%, è  resistente e leggero allo stesso tempo (400 gr), pratico e dal peso contenuto.

Il Mei Tai è nato nei paesi asiatici e si sta diffondendo in tutto il mondo per la sua semplicità d'uso


Può essere utilizzato da quando il bambino riesce a rimanere seduto da solo 6-7 mesi, fino a quando pesa 18 kg (circa 4 anni) con due posizioni: con il bambino seduto davanti rivolto verso l'adulto, oppure dietro le spalle.

 

Quali sono i vantaggi nell'utilizzo del Mei Tai?

Aumenta il contatto fisico con il bimbo

 

Il peso del bambino è distribuito correttamente sulle spalle e la schiena del genitore

 

Aiuta i genitori a svolgere le loro attività o a seguire gli altri bambini

 

Rende partecipe il bambino all'attività dei genitori aumentando il suo orizzonte visivo

 

E' utile in città se si usano i mezzi pubblici e nei luoghi affollati senza avere l'intralcio del passeggino

 

Le mani del bimbo rimangono sempre libere