
informazione porta scelta. Scelta porta conflitto,
conflitto porta crescita,
crescita porta gratificazione
e la forza di contenere un figlio.
Ogni vera conoscenza viene dal cuore."
L. Da Vinci
Da giorni aspettavo quel suono, portavo sempre con me il telefono, in trepida attesa che la chiamata arrivasse per dirmi che il momento era arrivato.
Era notte, una notte insolita, una notte in cui con fatica ero riuscita ad addormentarmi.
Al primo squillo ero già in piedi, pronta.
Emozionata, piena d'adrenalina...nella mente i pensieri scorrevano veloci, mentre in quella piccola ma super carica macchina compivamo il breve viaggio che ci portava da loro.
Loro che ci stavano aspettando.
Arrivate, borsa in mano..ripercorro con la mente le indicazioni datemi per arrivare direttamente da lei.
Nella casa un odore di legna, di fuoco, di fatica...
Fuori una giornata d'estate ma fredda, una giornata di pioggia, le finestre socchiuse e poca era la luce ad illuminare il corridoio.
Salgo le scale, sfioro le pareti del muro che mi conducono nel luogo incantato, perché si un luogo incantato appare ai miei occhi.
Entro nella stanza guidata dai suoni di lei, ed eccola sdraiata nel suo letto, avvolta dall'odore delle sue coperte, completamente nuda, ma calda.
Non apre nemmeno gli occhi, sente, sa che siamo arrivate.
Mi chino a terra di fianco al letto e le prendo la mano.
La osservo, ascolto il suo respiro, la scopro leggermente, lei mi lascia fare, ed appoggio una mano sulla pancia.
Sento le onde, le famose onde, e sento lui, il cucciolo che si muove.
Sembra sveglio, pieno d'energia, sembra dire: "La mamma si riposa, io sono pronto".
Di nuovo i miei occhi, le orecchie tornano su lei, lei che in silenzio è completamente assorta, concentrata, abbandonata, pronta ad aprirsi a lui.
È calda, perché l'arrivo delle contrazioni, quelle più intense, hanno stimolato il fiume d'ormoni che l'aiuteranno a spingere il suo bambino verso la luce, le daranno la forza per il dolore.
Più il ritmo si intensifica infatti, più alto sarà il livello degli ormoni, la compensazione.
Mi accerto che il bimbo stia bene, visito la mamma e so che è quasi ora.
Le lascio ancora il tempo per sé, per rimanere nel mondo incantato, per raccogliere le forze.
Intanto la mia collega prepara tutto l'occorrente, la piscina gonfiabile...perché lei ha scelto l'acqua.
Io rimango ferma lì e la osservo.
Sento avvicinarsi, sempre più pesanti i passi di lui: silenzioso ma vigile.
Ha capito che ci siamo,che è quasi il momento, e non riesce a frenare l'euforia, la paura, la felicità.
Sempre più attento mi guarda, studia ogni mia mossa, ogni mio cenno verso la collega, continua a guardare con occhi lucidi che sembrano a tratti fuori dalle orbite.
È pronta, si muove e per la prima volta da quando siamo arrivate apre gli occhi.
È ora in piedi e la vedo in tutta la sua bellezza.
Questa giovane donna che sta per diventare mamma.
Non cerca aiuti, perché tutto ciò di cui necessita è lì accanto a lei, con lei, per lei.
Si dirige nell'altra stanza, anche questa con poca luce, ed al centro la vasca...qualche battuta e poi afferra la mano del compagno e lo invita ad entrare insieme.
Ci sono le candele, c'è la musica scelta da loro....
Li lasciamo soli, perché chiedono di rimanere soli.
Rimaniamo in ascolto, in ascolto del respiro, dei suoni che a tratti sembrano canti, delle pause tra un'onda e l'altra.
Le pause poi diminuiscono e i suoni diventano piccoli sforzi..entriamo.
Eccola che cambia posizione, eccola che di nuovo apre gli occhi, si inginocchia e afferra con forti mani i bordi della vasca.
Ancora lentamente inizia a spingere, i respiri più profondi...e lui in un angolino della vasca non sa più che fare e ci guarda spaventato.
È lei che torna a richiamarlo, lei che di nuovo afferra la mano di lui e la porta al ventre fino a farla scendere...scendere a toccare quella piccola testa che sempre di più si fa spazio.
Tocca la testa del suo cucciolo, lo chiama, continuamente lo chiama, ci guarda e dice:
" Lo aiuto a capire la strada da compiere".
Ecco che la testa completamente è fuori, accolta e sorretta dalle mani del babbo.
Rimane qualche secondo ancora sotto l'acqua, e poi eccolo, aiutato dalla mamma nell'ultima spinta, in tutta la sua interezza arrivare al mondo.
La collega ostetrica lo prende tra le braccia, io aiuto la mamma a mettersi in una posizione più comoda per accoglierlo.
Ed ora sono in tre, in quella vasca sono in tre.
Il cucciolo non piange, semplicemente annusa la mamma.
Il babbo è assorto ad ammirare "I lunghi piedi e le grandi mani".
Io semplicemente non so come trattenere le lacrime.
Noi in questa casa siamo entrate in punta di piedi, piene di valigie ed occorrente per il parto, noi abbiamo studiato e lavorato tanto per arrivare ad essere ostetriche.
Noi che a volte pensiamo di dover gestire, di dover...noi siamo rimaste incantate a guardare ciò che questo trio ci ha insegnato.
Prima di quel giorno avevo assistito a tante emozionanti nascite, ma nessuna mi ha regalato una tale magia.
Da qui la scelta di "ostetrica a domicilio".
Perché questa donna, questo bambino mi hanno insegnato come può essere la nascita.
Sacra sopra ogni cosa.
Questa donna e questo bambino hanno lavorato insieme, guidati da un immenso amore.
Ina May Gakin dice:
" La nascita è una parte così integrante della vita, così normale, che le scelte che le stanno intorno vengono spesso regalate a casualità.
Tendiamo a uniformarci a ciò che fanno gli altri, supponendo che sia la cosa migliore.
Vivendo in una società tecnologica siamo portati a pensare che la cosa migliore sia sempre quella più costosa. Questo è in genere vero se parliamo di telefoni cellulari, telecamere, auto o computer.
Ma quando si parla di nascita non è necessariamente così."
ART.4
PARTO A DOMICILIO
1. Le Aziende unità sanitarie locali possono istituire il servizio di assistenza al parto a domicilio attraverso personale ostetrico anche in regime di convenzione.
2. In caso di mancata istituzione del servizio di cui al comma 1 le Aziende rimborsano alle donne che hanno effettuato il parto a domicilio le spese sostenute per lo stesso, fino ad un massimo di euro 1.200,00. Le Aziende assicurano comunque l'adeguata assistenza per gli interventi di emergenza.
2 bis. L'importo di cui al comma 2 viene rivalutato annualmente sulla base dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati pubblicato nella Gazzetta ufficiale ai sensi dell'articolo 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392.
Nota relativa all'articolo 4:
Così modificato dall'art. 1, l.r. 5 febbraio 2008, n. 2.
Quando giro per la mia città mi trovo a pensare ‘lassù in quella mansarda una sera piovosa è nata una bambina', ‘dietro quella finestra al primo piano è nato un bambino, era la mattina del giorno dell'Immacolata', ‘ in quel condominio anonimo e banale è nato Mattia (o Matteo ?)'.
Quando giro per la mia città ritrovo, anche dopo anni, i luoghi della nascita dei bambini nati a casa loro e nella mia mente si accende una mappa dove compaiono zone speciali, animate da occhi grandi, arti che nuotano nell'aria, voci ritmiche e squillanti.
La mia città si anima di bambini nuovi che sono nati qui e là, nelle ore più impensate e inopportune, senza preoccuparsi del momento storico, senza avvisare o farsi annunciare da segni premonitori.
Sono bambini nati a casa loro, quando volevano loro, senza chiedere il permesso all'amministratore e senza consultare il regolamento condominiale.
In passato tutto ciò era normale e quasi banale, poi per molti anni soltanto in una zona precisa della città era consentito nascere, adesso qualcuno ha ricominciato a nascere qua e là, in mansarda o in bagno, nel salone o in camera, in condominio o in case appartate, dietro il centro commerciale o nascosto tra alberi e fossi, alla luce dell'insegna al neon o in un viottolo buio.
La città è così colonizzata da bambini e da bambine appena nati, da pance che si svuotano con l'ultimo urlo e da seni che si gonfiano per continuare a nutrire e terminare l'opera.
La mia città ha cominciato ad apparirmi diversa, è diventata una città generatrice di persone nuove, una città creatrice, che accetta e accoglie nuove vite in qualunque suo angolo, senza preoccuparsi di regolamentare questa attività. La mia città sembra volermi avvisare di essere contenta di far nascere dappertutto.
Da quando faccio il pediatra in un ospedale di provincia, anche la campagna lungo il fiume Enza è diventata una campagna che genera. Così passo in auto tra piccoli gruppi di case e ritrovo dietro la finestra al piano terra un luogo di nascita, ad un crocicchio dopo l'edicola nascosto da un grande olmo inizia il viottolo che porta ad un altro punto nascita.
Nella mia mente anche la geografia reggiana si anima di neonati che hanno potuto nascere dove volevano senza doversi allontanare dalla loro casa e dal loro cortile, lo stesso dove negli anni successivi potranno correre e giocare, farsi male ed essere consolati, perdersi e ritrovarsi.
Il mio concetto astratto di ‘genitorialità diffusa' comincia a farsi più chiaro e concreto, ogni punto di questo mondo mi sembra disposto a generare. La genitorialità è diffusa perché è potenzialmente in ogni luogo e ogni luogo sembra capace di accogliere una persona nuova.
La professione che ho scelto mi ha permesso di veder nascere in ospedale migliaia di bambini, quelli che ho visto nascere a casa sono pochi, ma valgono molto. Per me vale molto anche sperimentare il tragitto per andare a visitarli: sono io a spostarmi per andare da loro, e come un Re Magio cerco i segni indicatimi dall'ostetrica per trovare il luogo della nascita.
L'esperienza continua una volta entrato in casa: l'ambiente è sempre il solito, come a casa mia, ma l'atmosfera è quella del grande evento.
I genitori sono tranquilli, si sentono a casa loro; quando arrivo io le difficoltà sono già terminate, ho il piacere e il privilegio di sentire la quiete dopo la tempesta.
Non è possibile fare nulla di corsa, non si riesce a stare in piedi, è normale anche sedersi e bere qualcosa; non mi sento lì per visitare il bambino, mi sento in visita ad una famiglia che cresce e che è ancora piacevolmente stordita dall'esperienza appena vissuta.
Quando visito un bambino nato a casa è raro sentirlo piangere, generalmente è molto tranquillo e si lascia toccare senza paura, è a casa sua, sente odori e rumori famigliari, nulla lo può minacciare in casa sua.
Quando sono presenti dei fratellini la loro partecipazione alla visita è un gioco nuovo che avviene nel loro ambiente, fosse per loro dovresti rimanere tutta la sera a giocare con loro.
Il papà è sempre molto indaffarato, pensandoci bene si comporta un po' come una caposala dell'ospedale che si sente in dovere di controllare tutto. La mamma invece spesso sembra distaccata, quasi avesse deciso volontariamente di ridurre la tensione accumulata e ritrovare il proprio equilibrio profondo.
Ho visto mamme in piedi dopo solo due ore dal parto affaccendate come se qualcun altro avesse partorito in quella casa: mi è parso come il lavoro di un monaco nell'orto del monastero che interrompe le ore di preghiera e meditazione consapevole di tornare presto a concentrarsi sul mistero che gli riempie l'esistenza.
Le primipare che partoriscono a casa loro già dalle prime ore dal parto hanno la vestaglia bagnata di colostro che esce da solo; probabilmente nessun altro ormone è presente in loro a contrastare il processo della lattazione così perfettamente programmato fin dall'alba della nostra specie.
Questa esperienza professionalmente ti racconta come si viene al mondo, ti spiega che è possibile nascere così. Ovviamente tutto ciò è possibile in sicurezza soltanto perché queste mamme e questi bambini sono stati selezionati da tempo e perché i travagli difficili e i parti rischiosi vengono fatti in ospedale; non sono pochi i parti che cominciano a casa e poi devono essere terminati in ospedale.
Ma va bene così, questi piccoli nati a casa loro sono lì per mostrare a tutti una nascita semplice e per indicare anche agli ospedali una maniera ‘dolce' per nascere. Da questi bambini dobbiamo tutti imparare qualcosa, per aiutare a nascere meglio anche quelli che devono nascere con difficoltà.
I bambini che nascono a casa loro sono dei privilegiati e io che sono andato a trovarli non sono meno privilegiato di loro.
Questo articolo è stato pubblicato nel n.52/2006 della rivista Donna & Donna
Alessandro Volta (Parma 1960) dopo la laurea in Medicina si specializza in Pediatria presso l'Università di Bologna. Per dieci anni lavora nella Terapia Intensiva Neonatale dell'Ospedale di Parma.
Dal 2002 è responsabile della Pediatria di Comunità e del Servizio Neonatale di Montecchio Emilia (RE). È istruttore di Rianimazione Neonatale per conto della Società Italiana di Neonatologia.
Tiene corsi di formazione per il personale sanitario sull'Allattamento al Seno e sul Sostegno alla Genitorialità. Organizza incontri periodici per i genitori sui temi della nascita e sulle problematiche del primo anno di vita.
Cura il sito web, www.vocidibimbi.it, per accompagnare e sostenere i genitori nell'impegnativa avventura di crescere un figlio. È padre di tre figli ormai grandi.
Mi piace pensare e sperare che questa pagina bianca possa presto colorarsi
con i vostri pensieri e le vostre esperienze.
Raccontare una storia, un'emozione, un progetto, un sogno,
un'illusione è un modo per riuscire a trasmettere ciò che si vive,
si è vissuto o si vorrebe vivere..
è spesso la forma migliore per elaborare quanto è accaduto.
Che possano essere questi racconti di condivisione sulla gravidanza,
il parto, il puerperio...
per raccontare scrivete a info@ostetricagiorgiatiz.it
vi aspetto!