"il vento del sapere rinfresca, rinnova, porta potere,
informazione porta scelta. Scelta porta conflitto,
conflitto porta crescita,
crescita porta gratificazione
e la forza di contenere un figlio.

Ogni vera conoscenza viene dal cuore."

L. Da Vinci
Primo Piano
Margherita racconta l'Autosvezzamento di Emma e Leo

Ciao Giorgia,

ti descrivo la nostra esperienza di autosvezzamento. Intanto faccio una piccola premessa: io sono un medico, specialista in malattie infettive, futuro medico di base. Durante il corso di medicina generale ho frequentato per 4 mesi il reparto di pediatria del Salesi e un ambulatorio di una pediatra di famiglia.

Ho avuto quindi occasione di osservare "da dietro le quinte" il lavoro dei pediatri, le loro idee e la loro preparazione sull'alimentazione dei bambini... ma ne parlerò più sotto.Io ho allattato al seno entrambi i miei bambini: Emma, che oggi ha 3 anni e 3 mesi, e Leo, che ora ha 16 mesi.

Per Emma, nonostante un inizio difficile, l'allattamento è stato esclusivo e a richiesta fino a 6 mesi e mezzo, poi abbiamo proseguito fino ai 2 anni (l'ho allattata durante tutta la gravidanza di Leo e per un paio di mesi ho fatto anche allattamento "in tandem"); Emma non ha preso latte di mucca fino a quell'età.

Con Leo, purtroppo, a causa probabilmente di una grande stanchezza e di una troppo precoce ripresa del lavoro, a quattro mesi il mio latte scarseggiava, e quindi abbiamo proseguito fino a sette mesi con allattamento misto, poi solo con latte artificiale.

Quando Emma ha compiuto cinque mesi, la pediatra mi ha suggerito di cominciare a proporre un po' di frutta. Io ho aspettato, perchè mi sembrava troppo presto e lei cresceva bene. Io nel frattempo avevo letto alcuni articoli di Lucio Piermarini sul bimestrale UPPA (Un pediatra per amico), in cui parlava di autosvezzamento, e da lì avevo acquistato il suo libro  "Io mi svezzo da solo". Le sue teorie mi sembravano molto ragionevoli, ne vedevo la logica e mi saltava all'occhio l'assurdità degli schemi alimentari rigidi proposti dai pediatri. E così, quando ai sei mesi di Emma la pediatra mi diede il classico menù: brodo carota-zucchina-patata con cereali in polvere e mezzo omogeneizzato, provai per una settimana e subito lasciai perdere.

Emma, che nel frattempo sedeva con noi a tavola ad ogni pasto, sembrava più interessata al nostro cibo, piuttosto che al pappone. E così, abbiamo semplicemente cominciato a farle assaggiare quello che avevamo nel piatto. Cominciando con la frutta, a pezzi grossi da leccare o ciucciare, giusto per sentirne il sapore. Un po' di polenta, il riso ben cotto, legumi schiacciati con la forchetta, pezzetti di pesce o carne.

Come facevamo con i pezzi troppo grandi? Come le nostre nonne: li masticavamo un po' noi e poi glieli mettevamo in bocca. Oppure li frullavo leggermente con un comune tritaprezzemolo. Emma ha così subito assaggiato (e sputato, spesso) fin dai sette mesi tutti gli "spauracchi": il glutine, l'uovo, il pesce, il pomodoro, le fragole, la frutta secca, da sempre considerati allergenici e quindi da introdurre più tardi.

Un esempio? Quando aveva sette mesi e mezzo siamo andati 15 giorni in Scozia, e lei faceva colazione all'inglese insieme a noi, ciucciando pane tostato, banana schiacciata, uova strapazzate, leccando la marmellata; a pranzo mangiava zuppa di verdura con dentro pezzettini di pane spappolati. Certo, sempre con la tetta disponibile. Di tutto questo ne ho parlato con la pediatra, che mi ha lasciato fare liberamente, pur continuando a fornirmi i classici schemi alimentari. Forse il fatto che io fossi un medico mi ha aiutata, forse altrimenti mi avrebbe contrastata, non so. Un'altra cosa da dire è che nè io nè mio marito siamo soggetti allergici, e questo lasciava prevedere che anche Emma non avesse allergie.

Comunque, le allergie alimentari non nascono da una troppo precoce introduzione di alcuni alimenti: un bambino ci nasce allergico, non ci diventa.Con Leo, visto che avevo cominciato con il latte artificiale, ho pensato di iniziare un pochino prima con lo svezzamento, a cinque mesi e mezzo. Leo forse non era ancora pronto, e all'inizio non aveva idea di cosa doveva fare con quello che si ritrovava in bocca.

Comunque, anche lui stava sempre a tavola con noi, e noi abbiamo lasciato che cominciasse ad essere curioso, a rubarci la roba dal piatto. Con lui sono andata abbastanza sicura con i tipi di alimenti, solo era un problema di consistenze: non riusciva ad ingoiare le cose solide. Le assaporava, ma poi non sapeva bene che farci. Comunque, piano piano anche lui ha cominciato a mangiare, e a sette mesi mangiava praticamente tutto.

Adesso i miei figli stupiscono tutti, quando siamo a tavola: assaggiano tutto, mangiano quasi tutto, anche se in quantità limitate, adorano la cucina cinese o indiana (che spesso cucino io a casa, evitando il piccante), mangiano -udite udite!- frutta e verdure anche "ostiche", come broccoli o cavolfiori.Ho dovuto lottare molto con i miei familiari, specialmente mia madre, per portare avanti questo modo di nutrire i miei figli. Se fosse per mia madre, ancora Leo dovrebbe mangiare pasta in bianco o solo pomodoro.

Ma il fatto di essere un medico forse mi ha dato quel minimo di sicurezza e autorevolezza per essere creduta in questa mia "battaglia". Sono profondamente convinta che i pediatri non abbiano pressochè nessuna preparazione in materia di alimentazione infantile; loro, giustamente, si occupano di patologie, quello è il loro mestiere, ma nelle condizioni fisiologiche seguono un po' l'onda, la tradizione, e non si smuovono molto da quelle che sono le loro abitudini.Un consiglio che posso dare ai genitori: non avere fretta, specialmente se si allatta al seno. Il modo corretto di chiamare lo svezzamento è "alimentazione complementare a richiesta": significa che il latte rimane l'alimento principale fino ad un anno.

Tutto ciò che di nuovo si introduce non è inteso a nutrire, ma solo ad abituare il palato (che comunque con il latte di mamma, e anche durante la gravidanza, ha avuto occasione di farlo) ai nuovi sapori. Perciò, se un bambino lecca uno spicchio di mela, ma non lo ingoia, non importa: ha comunque provato un nuovo gusto. Io mi dico sempre: tutti i bambini, prima o poi, cominciamo a mangiare i cibi solidi.

Quello che li differenzia è la gamma di sapori che conoscono o amano. Più ne introduciamo precocemente, più i nostri bimbi saranno "di bocca buona" da grandi.Per noi, che amiamo viaggiare, è di grande conforto pensare che i nostri figli, ovunque andremo, mangeranno di tutto. E molto più comodo per tutti, no?  

Grazie dell'attenzione,Marghe. 

 

 
 
Dalla Poppa alla Pappa!

ALIMENTAZIONE COMPLEMENTARE A RICHIESTA 

Che cos’è?

Il più naturale, sano e rispettoso modo per una naturale evoluzione dell’alimentazione dei bambini dall’allattamento ai cibi solidi, guidandoli attraverso il lento e graduale passaggio da una dieta a base di solo latte materno o artificiale all’universo dei cibi “dei grandi” per uno svezzamento senza traumi. 

Le attuali conoscenze pediatriche ci autorizzano a incamminarci verso questo sentiero a patto di attendere il compimento del 6° mese per iniziare l’introduzione di alimenti solidi o semisolidi, condiviso dalle indicazioni dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità che propone di alimentare il bambino soltanto con latte nei primi sei mesi di vita posticipando lo svezzamento dopo questo periodo.   

Come fare? 

Le più importanti organizzazioni sanitarie ci suggeriscono i sei mesi di vita come limite minimo da superare prima di iniziare lo svezzamento. Ebbene da quel momento in poi, al primo segnale di interesse da parte del bambino nei confronti del pasto dei grandi, gli si offrirà un piccolo assaggio di ciò che si sta mangiando, e così per tutte le portate. Si smetterà quando il bambino non farà più richieste.

Lo stesso si farà ai successivi pasti. Seduto sul seggiolone o sulle nostre ginocchia sarà lui a decidere di passare dalla suzione alla masticazione indicandoci con decisione le sue preferenze…ricordiamoci che il bambino è già allenato al gusto perché nel pancione, tramite il liquido amniotico, e poi attraverso il latte materno,  ha già sperimentato il sapore dei cibi assunti dalla mamma!
 

L’alimentazione complementare a richiesta riesce a trasformare il momento delle prime pappe in un gioco graduale e personalizzato, evitando di farlo diventare occasione di crisi o di conflitto con voi genitori. I cuccioli che non mostrano interesse per il cibo hanno probabilmente bisogno di altro tempo per prepararsi a fare questa esperienza o semplicemente devono poter condividere questa nuova attività con le persone che amano e con le quali si sentono sicuri. 

Unica cosa indispensabile per questi bambini per poter partecipare al pasto con voi genitori  è che l’alimentazione sia sana e corretta, quindi il più naturale possibile! Sarà forse l’occasione giusta per noi per iniziare, se non l’abbiamo già fatto, a prestare maggiore attenzione a ciò che si mangia!

E ricordiamoci che… passare dalla tetta alla pappa viene vissuto da molti bambini come un momento difficile e spesso la crisi investe tutta la famiglia. Gli schemi di svezzamento sono numerosi e probabilmente tutti validi, ma ciò che riguarda il cibo ha sempre una valenza culturale e sociale, e lo svezzamento non è escluso da questa regola. Per questo non dovremmo considerare valida soltanto un modo per proporre ai nostri bambini un cibo diverso dal latte. 

Affidiamoci ai nostri bambini, fidandoci dei loro segnali e ascoltando sempre di più i loro bisogni.. così come abbiamo fatto durante tutto il periodo dell’allattamento! 

 

 

fonte: www.autosvezzamento.it

 

 
 
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